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Sistemi di Videosorveglianza
 
 
 
 

Sistemi di Videosorveglianza

 
 
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Con il termine videosorveglianza si intende l'attività del vigilare - generalmente un luogo o comunque un bene - a distanza, tramite l'utilizzo di telecamere o di altri strumenti in grado di assicurare la trasmissione di immagini strategicamente posizionate.

È uno dei campi che conosce un continuo e costante sviluppo di pari passo con l'evoluzione tecnologica.

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Un sistema di videosorveglianza è spesso associato ad un impianto di allarme antifurto, in quanto consente una sinergia fra la necessità di protezione, di avviso e di verifica di quanto segnalato dal sistema di antifurto. La videosorveglianza si è diffusa anche in ambito domestico (in particolare per i modelli IP, collegabili ad Internet): è possibile controllare la propria casa tramite Internet, smartphone e simili.

La videosorveglianza nasce in ambito analogico e la sua storia è molto più breve di quella dei sistemi anti-intrusione, presenti nella storia dell'uomo sino dall'antichità in diverse forme ed applicazioni.

Nel 1967 la Ampex introdusse il VR-3000, un registratore video portatile, che rivoluzionò la registrazione televisiva di alta qualità sul campo, essendo in grado di registrare senza necessità di lunghi cavi o veicoli di supporto. Il primo sistema che sostituiva le ingombranti e scomode bobine con le prime cassette compatte contenenti un nastro magnetico fu introdotto dalla Sony verso la fine degli anni sessanta, ma era ancora molto poco pratico.

Nel Regno Unito nei primi anni settanta fu l'IRA a contribuire ad una diffusione massiccia degli impianti di videosorveglianza, e nella metà degli anni '70 si ha la prima rivoluzione elettronica nella videosorveglianza, con l'introduzione del CCD, un piccolo circuito integrato in grado di acquisire le immagini e di sostituire il più ingombrante e costoso tubo Vidicon.

Nel 1972 la Philips lanciò sul mercato l'N1500, probabilmente l'antenato dei sistemi di videoregistrazione domestica, di dimensioni molto più contenute, adatto per le applicazioni di uso domestico, che tuttavia era ancora molto costoso ed offriva una durata delle registrazioni piuttosto limitata, infatti su una cassetta era possibile registrare non oltre 30 minuti di video.

A differenza di Sony, JVC cercò altri alleati, diffondendo e vendendo il brevetto VHS anche ad altre aziende, sia tra i produttori che tra le case cinematografiche, e questo contribuì ad una solida affermazione del prodotto e soprattutto a mantenere i prezzi del VHS più bassi rispetto al concorrente. Pochi anni più tardi comparvero i primi registratori VHS time lapse, con i quali divenne possibile registrare in maniera economica fino a 960 ore di filmati su una stessa videocassetta.

Nel 1999 comparvero sul mercato i primi DVR, in grado di acquisire un video e archiviarlo su hard-disk anziché su nastro magnetico.

Con gli anni 2000 inizia l'era della videosorveglianza come trasmissione e storage di dati digitali (non più segnali analogici). Il sistema di trasmissione e collegamento più diffuso per applicazioni CCTV analogiche è di fatto il cavo coassialeRG-59, con crimpatura di terminali BNC. La trasmissione digitale di dati video CCTV si sviluppa invece sullo standard Ethernet, che utilizza cavi in rame multicoppia twistati UTP e STP per la trasmissione dati su protocollo TCP/IP.

Infine, grazie all'utilizzo del protocollo universalmente riconosciuto come standard per la trasmissione dati, l'evoluzione della videosorveglianza digitale (che inizieremo a chiamare IP) ha permesso la completa integrazione di questi sistemi nelle reti di calcolatori moderne, favorendone la diffusione.

Strumenti tipicamente utilizzati

Solitamente vengono utilizzate telecamere filari. La telecamera ordinaria tuttavia non può effettuare visioni notturne (per esempio se si posiziona una telecamera in un vialetto di un hotel o di una casa appena il sole tramonterà, guardando il monitor alla quale è collegata la telecamera, non si potrà vedere nulla di distinto nelle riprese).

La soluzione adottata da molti è quindi utilizzare un faro o una luce per illuminare il campo della telecamera. Più recentemente, per ovviare a questo, quasi tutti i tipi di telecamere sono stati dotate di LED emettitori di infrarossi.

Nel corso degli anni si sono resi disponibili molti tipi di dispositivi, come:

Wireless: permettono un'installazione senza fili

IP: permettono di utilizzare la rete Internet per sorvegliare a distanza il luogo desiderato. Questo tipo di tecnologia non presenta limiti di risoluzione e grazie al wireless permette connessioni a lunga distanza, permettendo quindi una sorveglianza a distanza. Si trovano comunemente in parchi, autostrade e luoghi pubblici. In taluni casi possono essere mimetizzate o rese capaci di un movimento controllato da remoto.

Finte: telecamere non funzionanti con un LED lampeggiante, per simulare una telecamera realmente attiva e dissuadere i malintenzionati.

LED infrarossi, che permettono la visione della ripresa in bianco e in nero anche in piena notte in un vialetto completamente buio. Se si guarda la telecamera quando i LED infrarossi sono accesi si vedranno i LED di colore rossi. Le telecamere dotate di LED infrarossi sono anche dotate di un sensore crepuscolare che fa accendere i LED infrarossi non appena il sole cala.

Termiche , che consentono una visuale a gradienti di colori (in base alla temperatura emessa dal corpo che ci si trova di fronte).